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venerdì 29 gennaio 2010

29, 30, 31 gennaio: i giorni della merla



 tratto da http://it.wikipedia.org/

I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31; sono considerati i giorni più freddi dell'inverno.


La leggenda

Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L'ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino, e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì, salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.
Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità, anche in questa versione possiamo trovarne un po', infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni e del tramandarsi oralmente si tramutarono in 31. Sempre secondo la leggenda, se i Giorni della Merla sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà in ritardo.
Per quanto la leggenda parli di una merla, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna - becco incluso - nelle femmine, mentre è nera brillante - con becco giallo-arancione - nel maschio.

Dalla leggenda alla realtà
Ma quanto c’è di vero nella tradizionale credenza che gli ultimi tre giorni di gennaio siano i più freddi dell’anno? Ben poco se prendiamo in considerazione i dati del Centro Geofisico Prealpino nel periodo 1967-1999. Da questi risulta infatti che la temperatura media dei giorni 29-30-31 gennaio è stata di 3.6 °C. Mentre la temperatura media di gennaio, calcolata sullo stesso periodo di osservazioni, è di 2.8 °C. Per cui la media di questi tre ultimi giorni risulta di quasi un grado (esattamente 0.8 °C) più alta. Infatti statisticamente dopo il 10 di gennaio la temperatura tende ad aumentare.

La merla a Lodi
I giorni della merla a Lodi vengono festeggiati da cori che, posti sulle rive opposte dell'Adda, si chiamano e rispondono, la strofa iniziale di questo botta e risposta dice:
« tra la ruca in mez a l'era, se ghe nigul se insirena (butta la rocca in mezzo all'aia, se è nuvolo verrà il sereno) » la canzone dedicata è La merla registrata dal gruppo dei Baraban.

I giorni della merla nella tradizione contadina del Friuli
Un tempo, i contadini del Friuli osservavano le condizioni meteorologiche dei tre giorni della merla e, sulla base di esse, facevano le previsioni sul tempo dei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Se il 29 era molto freddo e soleggiato anche, l'ormai passato Gennaio, era stato per la maggior parte dei giorni freddo ma soleggiato, se il 30 era piovoso e più mite, anche la maggior parte del mese di Febbraio sarà piovoso e le temperature saranno più miti.

Carnevale di Fano, la mia città

 Corsi Mascherati 2011
 20 e 27 febbraio e 6 marzo
FANO - Provincia di Pesaro-Urbino - Marche





Fano è distante: 12 Km da Pesaro, 50 Km da Urbino, Ancona e Rimini, 80 Km da San Marino, 150 km da Bologna, 250 Km da Firenze, 300 Km da Roma, 350 Km da Milano.
FFSS: stazione di Fano (linee Milano-Lecce, Ancona-Bologna)
Autostrada: A14 uscita casello di Fano
Aeroporto: Falconara, a circa 40 km

STORIA DEL CARNEVALE
Come molti sanno il Carnevale è una festa antichissima, la cui nascita viene fatta risalire ai Saturnali latini. Il nome deriva molto probabilmente dal latino carnem levare cioè dalla prescrizione ecclesiastica dell’astensione dal consumo della carne.
Pochi sanno, invece, che il Carnevale di Fano è il più antico d’Italia; il primo documento noto nel quale vengono descritti festeggiamenti tipici del Carnevale nella città, risale al 1347. Esso affonda le sue radici, almeno secondo la leggenda, nell’episodio della riconciliazione tra le due più importanti famiglie fanesi di allora: i Del Cassero e i Da’ Carignano. Dall’epoca il carnevale è andato gradualmente caratterizzandosi in modo specifico, tanto che nel 1872 si decise di creare un comitato incaricato dell’organizzazione dell’evento che ancora oggi dopo secoli coinvolge e appassiona migliaia di Fanesi e di turisti.

IL CARNEVALE OGGI
Il getto è, senza dubbio il punto di forza del Carnevale di Fano. Ogni anno quintali di caramelle e cioccolatini piovono dai carri allegorici durante le sfilate.
Un altro elemento assolutamente originale del Carnevale fanese è il caratteristico pupo, detto “vulon”. Si tratta di una maschera che rappresenta sotto forma di caricatura i personaggi più in vista della città e che insieme alla “Musica Arabita” vanta una lunga tradizione nella storia del Carnevale di Fano. Quest’ultima è una spiritosa banda musicale, nata nel 1923, che utilizza strumenti di uso comune quali barattoli di latta, caffettiere, brocche per produrre un’allegra musica, in perfetta sintonia con il clima allegro e spensierato del Carnevale.
Le sfilate dei carri allegorici, tradizionalmente realizzati in cartapesta dagli abili maestri fanesi, si concludono con un giro assolutamente suggestivo: quello della luminaria, una vera e propria festa di luci e colori.

Cronistoria completa del Carnevale Dal 1347...di Alberto Berardi
Non sono molte le città che hanno nel loro Statuto, solennemente affermato nel 1450 dai Malatesta, che è necessario festeggiare il Carnevale. Fano ha questo privilegio. Ma esiste un altro documento del 1347, conservato nell'Archivio storico comunale, che permette di dire agli abitanti che il Carnevale di Fano è il più antico d'Italia. Un antico storico fanese, Vincenzo Nolfi, ricorda tra i divertimenti carnevaleschi la corrida con il porco, le corse ai palii, i tiri al bersaglio e il singolarissimo "gioco delle trippe". Venendo a tempi più vicini, in una canzonetta a stampa del 1765 si parla oltre che di festini, scherzi e maschere, del "getto" che è una delle caratteristiche del Carnevale fanese, "dei confetti sparsi la via biancheggia". Avviciniamoci ai giorni nostri, ricordando che un Manifesto del 1872 informa la cittadinanza della costituzione della Società della Fortuna, antenata dell'odierna Ente Carnevalesca, e del programma dei "divertimenti carnevaleschi" dello stesso anno. Fano ha dunque, oltre che un Carnevale la cui genesi si perde nei secoli, un'organizzazione per i festeggiamenti che ha superato il secolo di vita. Una storia ed una tradizione che poche altre città in Italia e nel mondo possono vantare.
Oggi il Carnevale di Fano è la più importante festa popolare delle Marche ed una delle prime in Italia con una partecipazione di oltre 100.000 persone.
L'edizione invernale, anche se non tutti gli spettatori ne sono consapevoli, non è che la rivistazione in chiave moderna dell'antico ed eterno rito del "capro espiatorio". Il "Pupo" simboleggia l'animale sacro sul quale la comunità scaricava e forse scarica ancor oggi le colpe commesse nei giorni di licenza erotica del Carnevale. Rito che non poteva non concludersi con il rogo che divorando con le fiamme il "Pupo" purifica tutti e conclude il Carnevale.
Ai corsi mascherati i grandi carri allegorici che sfilano insieme alle mascherate a piedi, bande musicali e gruppi folkloristici, interagiscono con gli spettatori sia per lo spettacolo di movimenti, coreografie e musica, sia per il "getto" di quintali e quintali di dolciumi sul pubblico che attende in grande animazione ed a mani levate quella pioggia che ha fatto definire il Carnevale di Fano il Carnevale più dolce del mondo. I carri sono veri e propri palcoscenici mobili in cui accade di tutto e che al tramonto si illuminano di mille colori grazie all'uso sapiente di luci dando luogo a visioni di grande suggestione nel classico giro della "luminaria". La sfilata è chiusa tradizionalmente dalla "Musica Arabita", musica arrabbiata, un singolare complesso musicale nato nel 1923 e molto imitato in Italia e all'estero. Come ha scritto Fabio Tombari, la "Musica Arabita" è una festosa diavoleria, un esempio vivente della genialità ed umorismo degli artigiani fanesi, quelli stessi che da sempre con sacrifici durissimi allestiscono con l'aiuto di veri artisto i grandi carri allegorici: Di essa si sono interessati scrittori e artisti: Curzio Malaparte scrisse che mai aveva udito una musica siffata; Guido Piovene, nel suo "Viaggio in Italia", parlò addirittura di jazz italiano. Certo è che basta vedere una volta i suoi strumenti e ed ascoltare una volta le sue esibizioni per comprendere l'orgoglio popolare della sua origine, quello stesso orgoglio che si respira nei capannoni dove nel lungo inverno si allestiscono i carri, quello stesso orgoglio che è facile cogliere sul volto dei fanesi quando la prima domenica di carnevale questi mostri dell'allegria vedono la luce. L'orgoglio legittimo di che sa di far parte di una tradizione antica e di una élite ristrettissima, quella di coloro che hanno mantenuto in vita, rivestendolo di arte e cultura, un antico rito: il Carnevale, che non si celebra soltanto durante le guerre, quando cioè la morte prevale sulla vita.
(tratto da "Open", 1996)  Mille e una Notte...di Fabio Tombari
Sono in gestazione i ciclopi del buon umore, i giganti della risata, i titani della smorfia: omaccioni mastodontici accesi dei più sfacciati colori; personaggi di cartapesta impinguati alle dimensioni dell'allegoria della leggenda, del mito; fuochi d'artificio, scenari, trucchi, macchinazioni degne dei più grandi allestimenti scenici (non per nulla il Torelli, mago del teatro di Re Sole, è fanese); colossi di settanta, ottanta quintali, costruzioni da Mille e una Notte, ma tipicamente nostre, locali, di casa.
Se Nizza può vantare una più lunga sfilata di maschere, se Viareggio può gloriarsi di un maggior numero di carri, Fano, Città della Fortuna, si esalta in una più genuina espressione popolaresca. (...) Ogni arte, sia pur effimira, è universale a patto di dire una parola propria inconfondibile. Non l'esotico, ma lo zotico se mai, il rozzo, il tanghero, ecco ciò che fa del frusagliano un carattere. E Fano in quel giorno e tutta Frusaglia. Tutta Frusaglia e di più.
Perché ciò che addirittura vi trascende fino all'eccesso senza più ritegno o confronti, è il gettito dai palchi e dai carri. Non coriandoli, gesso o nastri filanti, ma dolciumi: cioccolate, chicche, confetti, caramelle. Tonnellate e tonnellate di dolci: cofanetti, scatole, tavolette di fondenti, paste, goloserie, gianduie, croccanti, torrone, cremini. Ogni carro è dotato di un rigurgito sopra i dieci quintali. (...) Anche questo in crescendo, dall'omaggio al lancio, man mano che il disinteresse, la cordialità, la liberalità, la larghezza prendono calore; dalla cortesia, alla tempesta, alla furia, in una ressa, in un turbine, una grandinata, un ciclone: dal bacio condito alla ferita lacero contusa.
Una mia amica ... si estrasse dalla calca così compromessa che dovette sposarsi dopo pochi giorni. Uno solo, si dice, un eroe, un temerario senza nè maschera nè elmetto, riuscì (ma sarà proprio vero?) a risalire controcorrente la umana fiumana e raggiungere un posto di ristoro, perdendo appena un paio di calzoni e una scarpa. Certo è che chi torna, parla come un supertite, un reduce. Così tre mesi prima per allestirlo e tre mesi per commentarlo, il Carnevale di Fano dura letteralmente sei mesi, tanti quanti quelli di Venezia dei tempi d'oro. (...) Così Fano tra corsi di maschere, balli, manifestazioni folcloristiche, gare, fiere, sagre, la Sagra delle Sagre, parate di mare, veglie e veglioni, è impegnata a festeggiare tutti i santi del calendario, compreso il bisestile. Ogni distinzione di ceti e di partiti politici vien messa da parte, e il nuovo che trionfa sul vecchio vince migliorandolo, contraffacendo, beffando, ma caricaturandosi: poichè mai come in questo carosello di bamboli, in questo baloccarsi, è così giusta l'espressione di portare in giro; portare in giro se stessi.
Se è vero, come è vero, che l'uomo conserva nel suo lontano passato istinti grossolani e violenti da abbandonare via via che procede verso un proprio ideale sempre più nobile e alto, è anche vero che non v'è miglior modo di liberarsene che bruciarli in un libero sfogo innocuo e giocondo.
Così nell'apoteosi finale o cremazione del Pupo, fra cascate di torrenti al magnesio e scoppi di mortaretti e bengala, il giorno avanti le Ceneri, Fano manda in cielo col fumo il proprio ridicolo, per rinascere, come la Fenice ogni anno dalle proprie ceneri, il giorno dopo le Ceneri.
(tratto da "Il Carnevale di Fano", Centro Studi Carlo Cattaneo)

giovedì 28 gennaio 2010

Castagnole al forno ripiene

Questi dolci carnevaleschi sono i miei preferiti perché non sono fritti e son veloci da fare, mentre cuociono in forno, preparo la crema...



Ingredienti:

gr 250 acqua

gr 250 farina 00

gr 100 burro

4 uova

alchermes

1 pizzico di sale

zucchero semolato

crema per farcire a piacere

Mettere in una pentola acqua, burro e sale portare ad ebollizione. Quando bolle, aggiungere tutta la farina mescolando velocemente finchè si stacca dalle pareti e diventa una palla compatta. Mettere la pasta ottenuta in una ciotola e lasciare raffreddare bene. Quindi, aggiungete un uovo alla volta e amalgamarlo bene prima di aggiungere il successivo. Con le mani bagnate formare con l'impasto ottenuto, delle castagnole lunghe che metterete in una placca da forno ricoperta di carta apposita. Cuocere a 180° per 40 minuti circa.




A cottura ottenuta e raffreddate, tagliare la castagnole per il lungo farcirle con le creme a piacere,  io ho usato la mia crema al cioccolato, oppure potete usare la mia crema pasticciera, poi bagnare la parte superiore con un pennello per dolci intinto nell'alchermes e cospargerle di zucchero semolato.




l'ultima volta che ho fatto queste castagnole ho usato la ricetta di Montersino per quanto riguardo la pasta choix, eccola quì per tutte! provatela è ottima :-)) dividete per 2 o 3 le dosi...

Ingredienti


1080 g di uova (vanno pesate SGUSCIATE)

735 g di acqua

665 g di burro

105 g di latte

700 g di farina 00 setacciata


Preparazione


Tagliate a cubetti regolari il burro e lasciatelo fondere in una pentola capiente con l'acqua indicata.

Quando sarà sciolto, e comincerà a sobbollire, unite la farina tutta in un colpo, così il composto non farà grumi.

Girate energicamente con un mestolo, fino ad ottenere un composto sferico e omogeneo.

Togliete dal fuoco e trasferite in una ciotola o in una planetaria.

Aggiungete il latte e poi le uova, UNA alla volta o con le fruste o a mano.

Il composto dovrà essere morbido, di consistenza simile alla crema pasticcera..non colante ma bello morbido.

Riempite con una tasca da pasticciere e con una bocchetta liscia e tonda, con un movimento laterale e netto, fate i vostri bignè sulla placca da forno leggermente unta di burro.

Il bignè ha bisogno di slancio per gonfiarsi, questo gli sarebbe impedito dalla carta forno o dal troppo grasso.

Infornate a 220° per 10 minuti circa.

martedì 26 gennaio 2010

Oggi 26 gennaio é Santa Paola!



auguri a me e a tutte le Paola del mondo!

tratto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Santa_Paola
Paola, apparteneva ad una ricca e nobile famiglia patrizia (suo nonno materno era Petronio Probino, console nel 489), imparentata con la gens Cornelia, e nacque sotto l'impero di Costantino II; all'età quindici anni (362) sposò il senatore Tossozio, da cui ebbe cinque figli: Blesilla, Paolina, Eustochio, Rufina e Tossozio.


Nel 379, morto il marito, si consacrò alla preghiera e alla penitenza insieme ad un gruppo di vedove che si riunì sotto la guida di Marcella in una casa sull'Aventino: diede ospitalità a Gerolamo quando, nel 382, giunse a Roma con i vescovi Epifanio di Salamina e Paolino di Antiochia, che fecero nascere in Paola il desiderio di abbracciare la vita monastica in Oriente.

Sotto la direzione di Gerolamo, si dedicò con la figlia Eustochio allo studio della Bibbia, arrivando a conoscere la lingua ebraica alla perfezione: anche un'altra delle sue figlie, Blesilla, rimasta vedova, si unì alla vita della madre, ma morì nel 384; Paolina sposò il senatore Pammachio, anche lui discepolo di Gerolamo; Rufina morì nel 386; il figlio Tossozio, pagano dalla nascita, si convertì alla fede della madre (385) e sposò Leta, figlia del sacerdote Albino, da cui ebbe una figlia (anche lei chiamata Paola) che concluse la sua vita in Palestina e assistette Gerolamo sul letto di morte.

Quando, alla morte di papa Damaso I (384), Gerolamo decise di lasciare Roma alla volta dell'Oriente, Paola ed Eustochio decisero di seguirlo: dopo un soggiorno ad Antiochia, visitarono i luoghi santi della Palestina e l'Egitto, dove ebbero modo di studiare la vita degli eremiti e delle comunità cenobitiche. Infine posero la loro residenza a Betlemme.

Paola concluse la sua vita a Betlemme, in uno dei due monasteri che aveva fondato: cercò, senza successo, di convincere l'antica compagna, Marcella, ad unirsi con la sua comunità alla sua. Il fecondo rapporto intellettuale e spirituale con Gerolamo perdurò fino alla morte, che la colse, all'età di 59 anni, il 26 gennaio del 406: venne sepolta all'interno della Basilica della Natività di Betlemme

Memoria liturgica il 26 gennaio.

lunedì 25 gennaio 2010

Mangiamo frutta e verdura di stagione



tratto da http://www.gingerandtomato.com/
e da http://www.eat-ing.net/

Ormai siamo abituati a trovare quasi tutte le verdure in tutti i mesi dell’anno. Melanzane e zucchine sono onnipresenti nei banconi dei mercati e dei supermercati, i pomodori sono sempre rossissimi, tutto l’anno.


Una volta esistevano delle stagioni ben precise in cui si trovavano solo determinate verdure, era un modo naturale, poiché dettato dai ritmi della madre terra, per variare alimentazione nel corso dell’anno.

La natura, che si prendeva cura di noi (altrettanto non si può dire di noi nei suoi confronti), selezionava gli alimenti migliori, da consumare in un determinato periodo dell’anno, mettendo nella giusta relazione le esigenze del nostro organismo per quel periodo ed i valori nutrizionali delle verdure.

Visto che ai giorni nostri è molto difficile sapersi orientare nella scelta delle verdure di stagione, per la crescente confusione creata dall’arrivo sui mercati nazionali dei prodotti esteri e dei prodotti di serra, ho realizzato un piccolo calendario, utile per poter riconoscere quali verdure siano realmente di stagione e quali no.

Premesso che vegetali come carote, sedano e patate sono effettivamente freschi quasi in tutti i mesi dell’anno
Mangiare cibo locale significa riscoprire in quale stagione matura un frutto, in quali mesi dell’anno cresce una verdura, o in quale periodo si usa fare un tipo di formaggio, a differenza di quanto accade acquistando cibo nei grandi supermercati dove, per soddisfare le esigenze di tutti i clienti, vengono importati cibi fuori stagione provenienti da lontano, o si acquistano cibi in serra, come la frutta e la verdura coltivati per tutto l’anno.


La serra è un sistema agricolo molto complesso, ve ne sono di molti tipi in base a ciò che si deve coltivare, al mercato a cui la coltivazione è rivolta e alle condizioni climatiche che occorre ricreare all’interno della serra.

Per la presenza di strutture che coprono le coltivazioni, la serra si dice anche coltura protetta con cui si intende la produzione che si esegue in ambiente protetto, influendo sul controllo dei fattori ambientali che condizionano la crescita della pianta.

Le protezioni impiegate vanno dal semplice tunnel in plastica, posto sulla singola fila, ai più ampi tunnel in film plastico, fino alle serre in vetro con struttura in ferro o in alluminio.

Le colture protette, in Italia, rivestono una notevole importanza economica sia per la loro estensione (oltre 27 mila ettari), sia per la produzione, destinata all’esportazione, di prodotti freschi a largo consumo.

Le serre interessano prevalentemente la coltivazione di ortaggi (circa l’85%), in cui prevalgono pomodori, patate, peperoni e melanzane (appartenenti alla famiglia delle solanacee), cocomeri, meloni, cetrioli, zucche e zucchine (appartenente alla famiglia delle cucurbitacee).

Il restante 15% della produzione in serra è destinato al mercato dei fiori e in misura minore delle piante arboree da frutto, settore quest’ultimo che presenta l’incremento maggiore in superficie.

LE CONSEGUENZE SULL'AMBIENTE
Quello che occorre in una serra riguarda il riscaldamento, la ventilazione, l’irrigazione, l’illuminazione e l’ombreggiamento, tutte pratiche che richiedono molta energia e acqua con conseguenti impatti sull'ambiente.

La serra è, infatti, una coltivazione forzata che, per definizione, non rispetta i ritmi della terra e cerca di riprodurre costantemente condizioni climatiche simili alla stagione estiva.

Se un tempo le serre venivano utilizzate per proteggere i prodotti invernali più delicati dalle gelate, oggi servono per produrre cibo che va al di là delle stagioni e per poter rispondere con costanza e rapidità alle richieste del mercato, della grande distribuzione e dei consumatori.

QUALI STAGIONI?
Ormai il consumatore acquista in base a ciò che trova sul banco, in base a ciò che propone la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), ossia tutto e sempre.

E'anche per questo che non conosciamo più con precisione quali alimenti in natura siano prodotti in una data stagione e riusciamo a dedurre che sono cibi fuori stagione solo leggendo la provenienza sull'etichetta della confezione.

Forse si potrebbe ritornare ai calendari culinari, dove ad ogni mese erano associati cibi e ricette di quella stagione: i cavolfiori in inverno, le ciliegie in primavera, i pomodori e i peperoni in estate, gli agrumi dall’autunno all’inverno e così via.

Da anni, ad esempio, i pomodori, nelle numerose varietà esistenti, entrano nelle nostre case per tutti e 12 i mesi, senza che nemmeno ci chiediamo come sia possibile. Stessa sorte per zucchine, cavolfiori e fagiolini. Le serre e l’importazione dall’altro emisfero ci hanno assuefatto ed abituato a non collegare più il clima a diversi tipi di cibo: non dovremmo forse sorprenderci se vediamo un peperone in vendita a dicembre?

SPRECHI DI CIBO
E ancora di più dovrebbe sorprenderci sapere che i produttori di ortaggi in serra buttano via i propri prodotti nel momento in cui maturano naturalmente quelli di campo: quindi, le serre in cui si coltivano cibi estivi hanno un picco di attività durante i mesi invernali per poi decrescere tanto più ci si avvicina al momento della maturazione naturale.

Un produttore italiano di cavolo rapa, ad esempio, che vende il suo prodotto di serra in Germania come prodotto fuori stagione, da febbraio in poi non raccoglierà più i suoi cavoli rapa perché il costo della raccolta supererebbe il guadagno che può ottenere dalla vendita. Questo accade perchè da febbraio in poi il prodotto di serra dovrà avere un prezzo competitivo con i cavoli rapa prodotti nei campi.

Lo stesso avviene per i pomodori di cui parlavamo prima: quelli coltivati in serra verranno raccolti e venduti da aprile a metà giugno, finché ci sarà margine di guadagno per il produttore, ma nel momento in cui matureranno i pomodori da campo e i prezzi caleranno il produttore lascerà marcire nelle serre tutti i pomodori: raccoglierli sarebbe solo un costo!

Non coltivare tutto in serra e importare minori quantità da lontano sono pratiche che possono limitare i numerosi impatti ambientali, semplicemente perché si sceglie di seguire i ritmi della terra e del clima: mangiare cibo proveniente dall’altro emisfero, come frutta esotica e caffè, è un lusso che l’uomo soddisfa da secoli, ma trasportare per lunghe distanze lo stesso cibo che la propria terra produce localmente suona forse come una forzatura, così come consumare energia per riscaldare le serre che simulino la stagione estiva per mangiare a gennaio le primizie estive.

Comprare cibo di stagione in certi casi agevola anche l’economia locale, rendendo la filiera agroalimentare più corta e portando profitto direttamente a chi produce nella zona in cui voi acquistate.

Scegliere di consumare frutta e verdura di stagione e' fondamentale per un'alimentazione naturale, in quanto permette di consumare prodotti che conservano intatte le loro proprieta' nutritive.


Inoltre, frutta e verdura fuori stagione normalmente costano di piu' e a volte sono coltivate artificialmente o raccolte tardivamente: tutto questo le impoverisce notevolmente.

Volendo mangiare verdure tipicamente estive in inverno, o viceversa, è preferibile acquistarle surgelate perché il freddo non ne altera il patrimonio nutritivo.

Lo chef Ramsay chiede multe per chi serve verdure fuori stagione - Reuters Italia


LONDRA (Reuters) - Secondo il famoso chef britannico Gordon Ramsay i ristoranti che servono frutta e verdura fuori stagione dovrebbero essere multati.

mercoledì 20 gennaio 2010

Fusilli allo zafferano velocissimi!


Fusilli allo zafferano con foto...scherzo! e già...i miei fusilli in questa foto sono crudi, perchè quelli che ho cucinato li ho mangiati tutti e ...mi son dimenticata di fare le foto :(
Ingredienti:
Fusilli o pasta corta che preferite
gr 40 di burro
prezzemolo
1 cipolla
1/4 di panna per cucinare
1 bustina di zafferano
sale, pepe
Mettete sul fuoco abbondante acqua per la cottura della pasta. Appena bolle salatela, e buttatevi i fusilli. Nel frattempo fate sciogliere in una cassareuola il burro, aggiungete la cipolla tritata e fatela dorare a fuoco basso. unite lo zafferano e appena si sarà sciolto aggiungete un ciuffo di prezzemolo fresco tritato, sale e pepe. Spegnete il fuoco, scolate la pasta mettetela in una terrina, conditela con il sugo allo zafferano, la panna e un poco di pepe macinato fresco. Servite subito subito.


martedì 19 gennaio 2010

Focaccia farcita di patate gialle, veloce e buonissima!






Questa focaccia in poco più di due ore, sarà calda e fragrante nel vostro piatto!

Ingredienti:
gr 500 farina (io ho messo gr 300 farina gr 200 farina manitoba)
gr 25 lievito di birra fresco o secco  (io ho usato quello secco)
2 cucchiaini di zucchero
2 " di sale
gr 500 di patate gialle
oilo evo
rosmarino
origano
acqua q.b.
pepe

Preparazione:
In una ciotola mettere la farina, il lievito, l'acqua, mezzo bicchiere d'olio evo, e lo zucchero. Regolatevi bene con l'acuqa e poi aggiungete il sale, verrà un'impasto non molto liscio e non mordidoso...
Lavoratelo poco, fate una palla e mettela a lievitare per un'oretta a temperatura ambiente.
Stendere la pasta in una teglia da forno ricoperta di carta e ben unta d'olio, e lasciarla lievitare ancora mezz'oretta. Nel frattempo accendete subito il forno a temperatura massima ( da me è 220°), e sbucciate le patate a fettine sottili Bucherellare la focaccia lievitata quà e là e cospargerla di aghetti di rosmarino tritati. Sistemarvi sopra le patate in un solo strato, spolverizzare di origano, sale, pepe e olio evo.

Cuocere in forno caldissimo per circa 20 minuti, controllate spesso perchè come sappiamo non tutti i forni sono uguali!




Mangiatela caldissima e...buon appetito ;)

con questa ricetta partecipo a questa bella raccolta


http://dolciedesserts.blogspot.com/2011/01/primo-contest-mani-nella-manitoba.html#comment-form
 

Dal 17 gennaio 2010 è iniziato il carnevale! ecco le sue origini...


Il Carnevale si determina prendendo come riferimento la primavera che entra sempre il 21 Marzo. La Pasqua è la prima domenica dopo la prima luna piena dopo il 21 marzo, le Ceneri sono 40 giorni prima di Pasqua, la fine del Carnevale è "martedì grasso" il giorno prima delle Ceneri. ( 16 febbraio 2010 sarà martedì grasso)

di Giuseppe Emanuele:
Di certo è un periodo magico di baldoria, durante il quale ci si dimentica dei problemi che la vita ogni giorno propone.

Esso è un intervallo che nel calendario liturgico-cristiano si colloca tra l'Epifania e la Quaresima. Riguardo alla etimologia della parola l'ipotesi più attendibile ricollega Carnevale al latino "carnem levare", cioè, alla prescrizione ecclesiastica dell'astensione dal consumo della carne. Paradossalmente, quindi, trarrebbe il nome dal suo opposto giacchè il periodo di Carnevale si caratterizza proprio dal godimento eccentuato o addirittura sregolato dei beni materiali come cibi, bevande, piaceri sessuali, almeno nelle sue origini e radici storiche. Le origini sembrano collocarsi lontane nel tempo: gli studiosi, unanimamente, fanno risalire la nascita del Carnevale ai Saturnali latini. In quei giorni i romani nel celebrare l'anniversario della costruzione del Tempio dedicato al dio Saturno, si riversavano nelle strade cantando ed osannando il padre degli Dei.
Durante quei festeggiamenti veniva praticato il capovolgimento dei rapporti gerarchici ed in genere delle norme costituite della SOCIETA', sicchè i plebei potevano confondersi con i nobili e viceversa grazie ad un travestimento. Più tardi venne introdotto l'uso delle maschere, preso in prestito dai Baccanali, festeggiamenti in onore di Bacco. Presumibilmente con lo scopo di non essere riconosciuti durante le pratiche licenziose festaiole, di cui i latini erano maestri. Il Cristianesimo fece ordine nel complicato panorama delle festività romane e cercò di moderare quelle più smodate e trasgressive. Fu così che i Saturnali divennero Carnevale.
Nel Medioevo esso subì una trasformazione per effetto probabilmente della tradizione pietistica e della diffusa pratica mistica. La Manifestazione divenne fondamentalmente un rito di purificazione come è provato dalla scena culminante della festa che consiste nel funerale di Re Carnevale. Questo senza però perdere il momento trasgressivo di abbandono ai piaceri materiali come viene rappresentato perfettamente dai versi di Lorenzo il Magnifico "chi vuol esser lieto sia di doman non v'è certezza...." tratti dai "CANTI CARNASCIALESCHI". Oggi, dopo alterne vicende di gloria e decadenza, le manifestazioni carnevalesche hanno ripreso con forte vigore. Per un certo aspetto, ed in molti casi, esse sono il frutto di un sincero recupero di tradizioni popolari, da lungo tempo dimenticate, spesso volutamente dimenticate,come una operazione di rimozione da un senso di colpa collettivo per essere esse stesse fortemente paganeggianti e quindi quasi mai condivise dalla autorità religiosa.

i coriandoli prendono il proprio nome dalla pianta Coriandolo, infatti c’era la tradizione di lanciare per divertimento i frutti secchi di questa pianta ricoperti da uno strato bianco, come dei confetti. Successivamente questi dolci hanno lasciato il posto ai pezzettini di carta colorata che conosciamo.

Le tradizioni di Carnevale


La tradizione vuole che le ultime giornate di Carnevale vengano trascorse in allegria e secondo modi particolari in ogni regione: per esempio, in alcune città, si è conservata la tradizione di bruciare il fantoccio carnevalesco, immagine tradizionale delle festa, verso la mezzanotte dell'ultimo giorno di Carnevale. In pochissimi paesi si conserva tutt'oggi l'usanza per cui i sacrestani vanno per le strade del paese ad annunciare con un campanello l'ora della penitenza.
Tra i vari modi di festeggiare il Carnevale ricorre anche l'usanza di pranzi speciali e abbondanti: i contadini abruzzesi solevano festeggiare l'ultimo giorno di Carnevale mangiando per ben 7 volte, cucinando la gallina più vecchia del pollaio con l'augurio di buona salute per tutte le altre.

Le maschere di Carnevale

In ogni regione d'Italia è nata una maschera particolare; tra le più famose: Pulcinella, Arlecchino, Meneghino e Pantalone.

•Pulcinella nasce a Napoli: il suo motto è il “dolce far niente”; porta una camicia bianca con lunghe e larghe maniche, una maschera e un cappello a punta.

•Arlecchino , di Bergamo: allegra maschera multicolore, scherza, dice bugie e si caccia sempre in qualche guaio.

•Colombina, di Siena, la famosa servetta fidanzata di Arlecchino: veste un ampia gonna con grembiulino.

•Burlamacco, la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio

•Rugantino

•Balanzone

•Capitan Spaventa

I piatti tipici di Carnevale

Molte sono anche le tradizioni legate alle pietanze di Carnevale: tipiche sono le “castagnole”, palline di pasta all'uovo fritte e zuccherate, ma anche le “frappe”, i tortelli di castagne in Romagna e le “chiacchiere” in Lombardia

Nella mia città Fano, il Carnevale è ricordato come il più antico d'Italia http://www.carnevaledifano.com/

 La Leggenda del Costume di Arlecchino

C'era una volta un bambino, chiamato Arlecchino, molto povero che viveva con la sua mamma in una misera casetta.

Arlecchino andava a scuola e, per carnevale, la maestra organizzò una bella festa e propose a tutti i bambini della scuola di vestirsi in maschera.

I bambini accolsero l'idea con molto entusiasmo, parlavano dei loro vestiti coloratissimi e bellissimi.

Soltanto Arlecchino, solo, in disparte,non partecipava all'entusiasmo generale; zitto, zitto, in un angolíno, sapeva che la sua mamma era povera e non avrebbe mai potuto comprargli un costume per quell'occasione!

Ma agli altri bimbi dispiacque vedere Arlecchino tanto triste, così ciascuno di loro decise di portare alla sua mamma un pezzetto di stoffa avanzata dai loro costumi colorati. La mamma lavorò tutta la notte, cucì fra loro tutti i pezzi diversi e ne fece un abito. Al mattino Arlecchino trovò un bellissimo abito di tanti colori diversi. Cosi, alla festa della scuola fu proprio lui la maschera più bella e più festeggiata... e tutto questo grazie all'aiuto che i suoi compagni gli avevano dato.

Così, la leggenda ci racconta, nacque il costume di Arlecchino

Il mercoledì delle ceneri: 17 febbraio 2010
Il Mercoledì delle Ceneri (o Giorno delle Ceneri o, più semplicemente, Le Ceneri), nelle chiese cattoliche di rito romano e in alcune comunità riformate, è il primo giorno della Quaresima, ovvero il primo giorno del periodo liturgico "forte" a carattere battesimale e penitenziale in vista della Pasqua cristiana e che ha inizio dopo il cosiddetto Martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale.

In questo giorno, tutti i cattolici dei vari riti latini (eccetto il rito ambrosiano) sono tenuti a far penitenza e ad osservare il digiuno ecclesiastico. Nel rito ambrosiano, in cui la Quaresima inizia la domenica successiva, l'imposizione delle Ceneri avviene di preferenza il lunedì seguente, anche se può essere effettuata nella prima domenica di Quaresima; il giorno di digiuno e astinenza viene posticipato al primo venerdì di Quaresima.
La denominazione "delle ceneri" fa riferimento alla funzione liturgica del giorno, durante la quale si pone un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte dei fedeli per ricordare loro la caducità della vita terrena e per spronarli all'impegno penitenziale della Quaresima. Infatti, il rito dell'imposizione delle ceneri prevede anche la pronuncia di una formula, scelta fra due possibilità:
"Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai"
"Convertiti e credi al Vangelo"

mercoledì 13 gennaio 2010

Biscotti al cioccolato



Biscotti al cioccolato




Amate il cioccolato come me? allora non perdetevi quesa ricetta goduriosa :) sono perfetti per la colazione con tutto quel cioccolato vi caricheranno di un'energia speciale per tutta la giornata :))
La ricetta è tratta da i dolci di pinella

Ingredienti:
gr 450 di farina 00
1 cucchiaino di lievito per dolci
gr 250 burro ottimo e morbido
gr 100 zucchero semolato
gr 150 cioccolato fondente a pezzi
1 uovo intero
mezza bacca di vaniglia
un pizzichino di sale
cioccolato fuso q.b. per decorare

Preparazione:
 Lavorare a spuma il burro morbido e aggiungercci poco alla volta lo zucchero, poi metterci l'uovo intero, il cioccolato apezzetti e la vaniglia. Setacciare la farina con il lievito e aggiungerli poco alla volta mescolando bene, e velocemente. Formare da questo impasto una palla e metterla in frigo per 30-60 minuti. Tagliare la pasta nelle forme desiderate e cuocere i biscotti in forno caldo a 180° per 18/20 minuti. Una volta cotti e raffreddati, fondere del cioccolato fondente a bagnomaria e decorarli a piacere.

Un dolce volo di farfalle


Un tempo per ogni alimento



Il trucco per non ingrassare? Scegliere il proprio menù in base all'ora in cui si consuma, per mangiare soltanto ciò che può essere trasformato in energia anzichè in ciccia!

Carboidrati
Pane, riso, pasta e cereali in genere vanno consumati al mattino, quando è più alta la produzione degli ormoni (secreti dalle ghiandole surrenali) che regolano il metabolismo degli zuccheri.
Caffè
E' l'ideale a colazione e dopo il pranzo. Contiene, infatti, sostanze nervine che svolgono un'azione stimolante e tonica sul sistema nervoso, favorendo la ripresa delle attività lavorative e la concentrazione. Inoltre stimola la produzione e la durata d'azione dell'adrenalina, ormone che favorisce la liberazione dei grassi dai tessuti.
Patate e legumi
Come i carboidrati, vengono assimilati e utilizzati meglio a pranzo. In questa fascia oraria, infatti, tra i due sistemi che controllano il funzionamento dell'organismo (vagale e simpatico), prevale quello simpatico: quindi l'attività metabolica si alza e aumenta il fabbisogno di amidi (contenuti appunto nei due tipi di vegetali).
Frutta
Andrebbe mangiata al mattino, tra le 10 e le 11; oppure nel pomeriggio, dalle 16 alle 17. Due momenti chiave, in cui l'assunzione di zuccheri "buoni" (come quelli contenuti appunto nella frutta) scongiura quei cali glicemici che determinano perdite di energia e concentrazione.
Minestre e zuppe
Alla sera danno il meglio di se stesse, soprattutto se consumate all'inizio del pasto. La loro base liquida, infatti, rallenta i tempi di svuotamento dello stomaco e provoca un senso di sazietà, consentendoci di non esagerare in seguito con le altre portate. Si risparmiano così dalle 80 alle 100 calorie a pasto, proprio nel momento in cui l'organismo, terminate le attività quotidiane, ha meno bisogno di energia.
Carne, pesce, uova e formaggi
Tutti i cibi proteici vengono digeriti meglio dopo le 17. Quindi la regola è: pastasciutta o risotto a mezzogiorno, carne o pesce (o uova, prosciutto o latticini) a cena.

Tratto da http://www.wayfitness.net/root

martedì 12 gennaio 2010

Gnocchi con amaranto e farina di farro

Ieri sera per cena ho fatto questi gnocchi con l'amaranto questo cereale a me sconosciuto. Un giorno lo vidi in erboristeria, mi incuriosì molto e l'acquistai. Devo ammettere che i gnocchi una volta cotti e mangiati non mi ahnno molto entusiasmata, hanno un sapore dolce e particolare, è gradevole e riempono lo stomaco velocemente... ;) Voi provatele se cercate una ricetta inusuale, e fatemi sapere la vostra opinione.

Ingredienti: (ricetta presa dalla confezione del cereale)
gr 300 amaranto
2/6 cucchiai di farina di farro
4 patate lesse
noce moscata
prezzemolo
aglio
Lavare il cereale e cuocerlo in 2 parti del peso in acqua fredda con 1 cucchiaino di sale integrale marino. Cuocerlo per circa 30 minuti, poi spegnete coprite e lasciatelo riposare senza toccarlo per 10 minuti, per permettere di finire di gongiarsi. Schiacciate le patate lesse, unite la noce moscata, il prezzemolo e l'aglio tritati, l'amaranto e la farina di farro q.b. per ottenere un'impasto semisodo. Ottenete ora da questo, dei piccoli gnocchi con le mani ( a me son venute grandi come mezze polpette! )


Cuocere questi gnocchi in acqua bollente per pochi minuti ( non so di preciso...)

Servirli con un pesto alla genovese, io ho anche aggiunto parmigiano grattuggiato e pepe nero

lunedì 11 gennaio 2010

Amaranto...chi è costui? un cereale!

Stasera cucinerò questo cereale e domani posterò la ricetta con le foto, ciao e buona serata a tutte!

Amaranto ( cereale )

Storia e tradizioni
Considerato pianta sacra, ha origini etimologiche dal greco amarantos che significa che non appassisce. Da qui il significato attribuito dai Greci di pianta dell'amicizia, della stima reciproca ed espressione di tutti i sentimenti veri immutabili nel tempo, poiché eterni e unici. Nella mitologia greca si narra che le Dee amassero essere festeggiate con ghirlande di amaranto; quindi l'amaranto era utilizzato per ottenere protezione e benevolenza. I romani attribuivano all'amaranto il potere di tenere lontana l'invidia e la sventura. Nel periodo 1600 - 1800 veniva utilizzato come ornamento ai vestiti, perché si riteneva che donasse benessere fisico.
Origine
L'amaranto appartiene alla famiglia delle Amarantacee che comprende più di 500 specie. Originario del centro America, è l'alimento basilare per l'alimentazione degli Aztechi e Inca. Per molto tempo è stato dimenticato; attorno al 1960 è stato riscoperto negli USA, e viene comunque coltivato anche in altre parti del mondo. È coltivato anche a scopo ornamentale. Si riconosce dal colore rosso cupo (chiamato proprio rosso amaranto). Non facendo parte delle Graminacee non è un cereale, come non lo sono grano saraceno, quinoa, sagù e manioca.
Proprietà nutritive
Ricco di proteine, fino al 16%, con elevato valore biologico contenendo, rispetto ai cereali, il doppio di lisina, amminoacido essenziale di cui sono carenti quasi tutti i cereali. Ha un elevato contenuto di calcio, di fosforo, di magnesio e di ferro. Grazie inoltre all'elevato contenuto di fibre, ha un effetto positivo sulla digestione e sul ricambio. Essendo privo di glutine è indicato per l'alimentazione di chi è affetto da morbo celiaco, o ha problemi intestinali, ma anche ai bambini nel periodo dello svezzamento. È convenientemente usato spesso come base per le pappe dei bambini o come ingrediente pregiato di minestroni di verdura per convalescenti ed anziani. La coltivazione dell'amaranto è piuttosto complessa, non essendo molto diffuso, è di difficile reperibilità, sicuramente disponibile nei negozi di alimentazione biologica o specializzati in sementi.


Metodo di preparazione
Una volta bollito risulta una massa gelatinosa (lo stesso si può dire per la tapioca), quindi è preferibile cucinarlo in abbinamento a cereali (orzo, riso), o con verdure, con un conseguente miglioramento del sapore e del valore nutritivo. Si cuoce, dopo il lavaggio, in due parti di acqua con un cucchiaino di sale marino integrale magari assieme ad un'alga kombu. Impiega 20 minuti in una pentola a pressione e 30 minuti in una pentola normale. Non mescolare e lasciar riposare 10 minuti dopo la cottura a pentola coperta, per permettere ai chicchi di finire di gonfiarsi. Il sapore è leggermente dolciastro. I grani possono anche subire una tostatura con un filo di olio, i semi d'amaranto scoppiano, ottenendo così una sorta di pop-corn ideale per muesli, croccanti e pasticcini, o equivalentemente possono essere soffiati. Se ne può usare anche la farina, ma non potendo lievitare da sola per l'assenza di glutine, è bene miscelarla a farina di farro, di kamut o di frumento.

immagini prese dal web
tratto da http://it.wikipedia.org/

domenica 10 gennaio 2010

Volete una fetta di salame...dolce?


Oggi avevo voglia di fare un dolce, però solo con quello che avevo in casa...mi son guardata intorno, ed ho visto un torrone intero bianco classico con le nocciole...sìì! ora devo pensare ad una ricetta...vado su internet! cerca, cerca...ho trovato mousse varie al torrone, ma non avevo la panna, non avevo le uova...poi ho trovato una ricetta diversa :)) un rotolo al torrone! ma anche per questa non avevo tutti gli ingredienti :(( ma ho cercato di adattarmi con quelli che avevo ed il risultato è stato ottimo ugualmente.

Questa è la ricetta di cooker.net
Ingredienti:
gr 150 torrone a pezzetti piccoli
gr 50 amaretti sbriciolati
gr 30 zucchero
gr 70 burro morbido
gr 80 cacao amaro
1 uovo intero
1 cucchiaio di liquore

Amalgamare tutti gli ingredienti, formare il salame, avvolgere nella carta argentata e riporre in frigorifero per qualche ora.

Mentre questa è la mia versione: senza uova, nè amaretti


Ingredienti:
gr 250 torrone bianco a pezzetti piccoli
gr 30 zucchero semolato
gr 100 burro morbido
gr 80 cacao amaro
2 cucchiai del mio liquore al caffé
Il resto del procedimento è uguale a quello sopra.

venerdì 8 gennaio 2010

Il mio primo giveaway



Ho deciso di bandire anche io un giveaway, per ringraziare tutte voi, che mi seguite e mi leggete con frequenza. Ho aperto questo blog di cucina il 7 settembre 2009 e in questi mesi mi sono molto divertita nel raccontarvi di me e delle ricette da me cucinate. Ho condiviso con voi il Natale, il mio compleanno, Halloween, le mie creazioni, e i miei umori con alti e bassi. Sono contenta di avervi conosciuto, e voglio premiare una di voi con un mio lavoro fatto a mano, che sorteggerò con Random. Avrete tempo fino al 20 febbraio per partecipare. Come sapete per poterlo fare dovrete lasciare un commento a questo post e farne uno nel vostro sito e/o mettere un link con immagine che parli di questo. Gradirei un vostro giudizio sul mio blog, nei vostri commenti, che non debbano per forza essere positivi, anzi le critiche aiutano a crescere e a migliorarmi...quindi siate sincere e ditemi quello che volete!
Per maggior chiarezza ricapitolo tutto:
1) lasciate un commento a questo post con l'indirizzo del vostro blog
2) con l'ordine di arrivo dei messaggi avrete un numero e con True Random Number Generator sorteggerò la vincitrice
4) mettete un posto e/o un banner con questa iniziativa nel vostro blog
5) aggiungete il vostro nome, se non lo siete ancora, come sostenitore del mio blog
3) scadenza 20 febbraio, in palio e quindi in omaggio un mio dipinto su vetro, che sceglierò io, e che spero sia gradito...


BANNER



giovedì 7 gennaio 2010

Stasera vi svelo i miei segreti per una bistecca tenerissima


 Ciao a tutti, stasera per cena cucinerò delle bistecche di lombo di suino, e per contorno della verza fresca. Ho imparato in questi anni di cucina come ottenere delle bistecche tenerissime e non dure come suole di scarpe! Siete pronti...però...quasi quasi ci ripenso...son sempre segreti!
Vabbè, ho deciso, li condivido con tutte voi, tra colleghe culinarie il segreto è ben condiviso :))


3 Regole:
1) Tirare fuori dal frigo un 'ora prima la carne da cuocere, e tenerla a temperatura ambiente
2) Mettere nella carne, aghi di rosmmarino fresco, pezzetti di aglio, oilo evo e pepe NO' SALE mi raccomando!!!
3) Cuocere le bistecche in una bistecchiera se l'avete, io non ce l'ho, solo con l'olio di macerazione e dapprima a fiamma alta da ambo le parti, poi a fiamma più dolce fino a cottura voluta. MAI PUNZECCHIARE LA CARNE PER GIRARLA!! usare un pinza per prenderla ( se non l'avete usate le mani...non brucia tantissimo) e girarla per cuocerla.
A cottura desiderata salare  e servire.
se li seguite tutti e 3 i consigli non avrete sassi ma ciccia tenera, provateli e fatemi sapere!

domenica 3 gennaio 2010

Origini e leggende della Befana



Con la fine dell'anno solare, il ciclo dei festeggiamenti non si conclude fino al 6 gennaio, il giorno dell'Epifania, che nella saggezza popolare "tutte le feste porta via".

Il termine "Epifania", di origine greca, che significa "manifestazione" sott'inteso della divinità, è stato utilizzato dalla tradizione cristiana per designare la prima manifestazione della divinità di Gesù Cristo, avvenuta in presenza dei re Magi.
Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare.
Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l'arco dell'anno, molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana.
Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.
Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l'anno successivo.
In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.
tratto da http://www.italiadonna.it/
 
La Befana racchiude in sé una grande varietà di tradizioni, pagane e cristiane, che si intrecciano, si sovrappongono e si modificano tra loro.

Il 6 gennaio infatti - nella tradizione cristiana - è il giorno dell'Epifania, il giorno in cui Gesù Bambino si manifestava ai tre re Magi che erano arrivati a Betlemme per vederlo. "Epiphaneia" in greco significa appunto "manifestazione" e il nome "Befana" non è altro che una derivazione di questa parola.
In realtà poi nella più antica tradizione cristiana il 6 gennaio corrispondeva anche ad altre due occasioni importanti nella vita di Gesù Cristo: era il giorno in cui San Giovanni Battista lo aveva battezzato e anche il giorno in cui a Canaa Gesù si era "manifestato" con il primo miracolo (la trasformazione dell'acqua in vino).
Ma anche nell'antichità pre-cristiana c'erano ricorrenze importanti a gennaio: gli antichi romani festeggiavano l'inizio dell'anno con delle feste in onore del dio Giano (Januarius deriva proprio dal nome di questa divinità) e della dea Strenia (dal nome di questa dea deriva invece la parola "strenna" nel senso di "regalo natalizio").
Il periodo fra dicembre e gennaio poi era particolarmente delicato per l'agricoltura: l'imperatore Aureliano aveva proclamato il 25 dicembre "festa del sole" e per 12 giorni (fino cioè alla "dodicesima notte" del 6 gennaio) un tronco di quercia doveva bruciare continuamente perché dal carbone prodotto (eh sì, proprio il carbone che porta la Befana!) si sarebbero potuti trarre auspici sulla fortuna dell'anno successivo.
Si riteneva inoltre che proprio nelle dodici notti precedenti il 6 gennaio la dea Diana volando nel cielo insieme ad altre figure femminili poteva rendere il terreno più fertile e fecondo.
In epoca cristiana l'immagine pagana di Diana e di queste donne è stata trasformata nell'immagine di streghe orribili e maligne, ma evidentemente il vecchio carattere positivo non è stato del tutto cancellato.
Di feste per la "Befana" si comincia a parlare già nel XIII secolo (feste caratterizzate da fuochi, canti e balli). Nel Cinquecento le "Befane" sono numerose figure stregonesche che spaventano i bambini e nel Seicento queste Befane si riducono a due, una buona e una cattiva.
Solo più tardi si comincia a parlare della "Befana" come di un unico personaggio che ha in sé comunque una forte dualità (vecchia bisbetica che porta i regali ma anche il carbone) e la figura è presente in qualche variante anche all'estero (Frau Holle e Frau Berchta in Germania, per esempio).
Una origine "agricola" della Befana è del resto testimoniata anche dai suoi doni più caratteristici che sono noci e arance. E lo stesso carbone come dono "negativo" fa pensare a una tradizione certamente rurale.
Ma queste poche cose non bastano probabilmente a spiegare tutte le tradizioni che possono convergere nella nostra Befana: c'è infatti anche chi parla di un rapporto con Santa Lucia, santa della luce, dell'illuminazione e quindi della "manifestazione", venerata in particolare in nord Europa. E certamente altre tradizioni stregonesche di origine scandinava possono aver aiutato a modellare questo inconsueto personaggio.
Né possiamo dimenticare le leggende più recenti, sempre di origine cristiana: la figura della Befana potrebbe infatti prendere spunto dalla vecchietta a cui i tre re Magi si erano rivolti per avere indicazioni sulla strada per raggiungere Betlemme dove volevano vedere Gesù Bambino. La vecchietta si era rifiutata di aiutarli e i re Magi erano partiti da soli. Il giorno dopo però, pentita di aver perso l'occasione di vedere Gesù, la vecchietta li aveva seguiti senza però più riuscire a trovare il bambinello. Per questo adesso il 6 gennaio passa in tutte le case a portare regali ai bambini.
tratto da http://www.scudit.net/

.... ma che cosa accade in altri paesi del mondo?


Francia
Nel giorno dell' epifania si usa fare un dolce speciale, all' interno del quale si nasconde una fava. Chi la trova diventa per quel giorno il re o la regina della festa.
Islanda
Il 6 gennaio viene chiamato il tredicesimo, perchè da Natale fino a questa data trascorrono 13 giorni. Questo è l'ultimo giorno del periodo festivo nel quale si dice addio al Natale. Si inizia con una fiaccolata, alla quale partecipano anche il re e la regina degli elfi. A metà strada arriva anche l'ultimo dei Babbo Natale, il tredicesimo ( il primo Babbo Natale arriva l' 11 dicembre e poi ne arriva uno ogni giorno fino a Natale, poi dal 25 dicembre in poi ne va via uno al giorno). La fiaccolata finisce con un falò e con dei fuochi d' artificio.
Spagna
Il 6 gennaio tutti i bambini spagnoli si svegliano presto e corrono a vedere i regali che i Re Magi hanno lasciato. Il giorno precedente mettono davanti alla porta un bicchier d' acqua per i cammelli assetati e anche qualcosa da mangiare e una scarpa. In molte città si tiene il corteo dei Re Magi, in cui i Re sfilano per le vie cittadine su dei carri riccamenti decorati.
Germania
Questo è il giorno della venuta dei Re Magi. Spesso i preti e i chirichetti vanno nelle case per chiedere delle donazioni e recitano solitamente anche qualche Verso o intonano una canzone sacra. Le persone di religione cattolica si recano in chiesa, a messa, ma in Germania il 6 Gennaio non è un giorno festivo, si lavora come solito e i bambini vanno a scuola.
Romania
La festa dell' epifania rappresenta la venuta dei Re Magi ed è un giorno festivo. Ancora oggi in alcuni paesi i bambini vanno lungo le strade e bussano alle porte per chiedere se possono entrare per raccontare delle storie. Di solito come compenso ricevono qualche spicciolo. Anche i preti vanno di casa in casa per benedire le case.
Ungheria
Il giorno dell' epifania i bambini si vestono da Re Magi e poi vanno di casa in casa portandosi dietro un presepe e in cambio ricevono qualche soldo.
Russia
La chiesa ortodossa celebra il Natale il 6 gennaio. Secondo la leggenda i regali vengono portati da Padre Gelo accompagnato da Babuschka ,una simpatica vecchietta.
tratto da: http://www.quantomanca.com/

venerdì 1 gennaio 2010

Eventi previsti per il 2010




1º gennaio: La Spagna assume la presidenza di turno dell'Unione Europea.
12 - 28 febbraio: a Vancouver, in Canada, si tengono i XXI Giochi olimpici invernali.
12 - 21 marzo: a Vancouver, in Canada, si svolgono le Paraolimpiadi.
20 - 25 marzo: in Valle d'Aosta, in Italia, si svolge la 1° edizione dei Giochi mondiali militari invernali.
4 aprile: Pasqua cattolica.
22 maggio: Madrid ospita la finale di Champions League.
30 maggio: Vesak buddhista in Italia.
11 giugno - 11 luglio: in Sudafrica si disputa il 19° Campionato mondiale di calcio
1º luglio: il Belgio assume la presidenza di turno dell'Unione Europea.
26 luglio - 1º agosto: a Barcellona, in Spagna, si svolgono i Campionati europei di atletica leggera 2010.
28 agosto - 12 settembre: in Turchia si svolgono i campionati mondiali di basket.
24 settembre - 10 ottobre: in Italia si disputano i Mondiali maschili di pallavolo.
29 ottobre al 14 novembre in Giappone si disputano i Mondiali femminili di pallavolo.
La città indiana di Hyderabad ospita il congresso internazionale dei matematici che assegna la Medaglia Fields.
Le Parti della Convenzione sulla diversità biologica devono avere ridotto significativamente il tasso di perdita di biodiversità sul pianeta.
Il trattato di Kyoto dovrebbe ridurre le emissioni di anidride carbonica entro quest'anno ai valori dichiarati.
Per la classificazione delle ricerche in matematica si inizia ad abbandonare lo schema di classificazione MSC2000 per adottare la sua versione aggiornata MSC2010.

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