Elenco ricette per Etichetta

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Incido su commissione il vetro: bicchieri, vasi, finestre, specchi, ecc Clicca la foto

domenica 31 ottobre 2010

Pane con farina di kamut



Io  amo tantissimo fare il pane in casa, piace farlo con  farine particolari come questa di kamut e con tanti tanti semini, da come si vede nella foto. Questo pane è durato 5 giorni, e ogni giorno era più buono e saporito. Io l'ho mangiato anche a colazione con il miele, era buono con un contrasto delizioso di dolce e salato.

Ingredienti:

gr 500 farina di kamut

gr 60 di manitoba

3 cucchiai di olio evo

300 ml di acqua tiepida ( o quanto ne abbisogna l'impasto)

gr 25 lievito di birra freschissimo ( io l'ho preso in panetteria)

1 pizzicotto di sale

1 pizzicotto di zucchero

semi di girasole q.b.

fiocchi d'avena q.b.

semi di sesamo q.b.

q.b. uguale a quantità a piacere, secondo i vostri gusti, potete anche non metterne

Preparazione:

Fare la classica fontana con la farina e il solito buco al centro dove sciogliere il lievito di birra con l'acqua, aggingere mano a mano tutti gli ingredienti e lavorare almeno 10 minuti. Io ho usato la planetaria, dato che non posso sforzare il braccio destro in qunto ho un tendine parzialmente lesionato nella spalla.
Dare all'impasto una classica forma a pagnotta e metterla a lievitare coperta con un panno umido ( non a contatto con l'impasto) e coperto ancora da una tovaglia non pesante, su una tegia coperta di carta da forno leggermente infarinata, per almeno un paio d'ore.
Scaldare il forno a 200°.
Spennellare il pane con acqua e distruibire ulteriori semini di sesamo e girasole.




Prima di mettere il pane, mettete sul fondo del forno, un contenitore con dell'acqua per creare umidità e subito infornate il pane, 30 minuti a 200° poi altri 20 minuti a 180°.

La forma particolare a fiore del mio pane l'ho ottenuta da un lungo rotolo di pasta che ho tagliuzzato su un lato lungo distanti 5 centimentri e poi avvolto su se stesso


venerdì 29 ottobre 2010

Risotto alle castagne


Questo è il mio primo risotto alle castagne che ho cucinato e mangiato...e, devo dire che mi è piaciuto molto. Io non ho usato il solito riso bianco carnaroli ma uno con tre cereali: riso orzo e farro di una famosa marca.



Ingredienti:


Per 6 persone



500 g riso Carnaroli o Arborio

1 cipolla finemente tritata

1 litro e mezzo di brodo bollente (va bene anche quello di dado)

400 g di castagne fresche

sale q.b
pepe nero macinato al momento

 burro q.b.

Per prima cosa fate bollire le castagne incise per tutto il perimetro in abbondante acqua leggermente salata per circa 10 minuti. Scolatele e, sbucciatele privandole anche della pellicina interna bianca. Infine spezzettatele grossolanamente.

Procedete ora a fare il risotto facendo sciogliere, a fuoco basso, il burro e quando si sarà sciolto, aggiungendo la cipolla che farete imbiondire mescolando continuamente con un cucchiaio di legno per non farla bruciare.

Aggiungete il riso e girandolo sempre, fategli bene assorbire il burro. A questo punto alzate il fuoco e bagnate il riso con 2 mestoli di brodo bollente e le castagne; mescolate sempre e, quando questo sarà quasi assorbito, aggiungetene altri 2 mestoli. Questa operazione verrà ripetuta per 3 o 4 volte.

Trascorsi 15 minuti, dovete assaggiare il riso molto di frequente per essere sicuri che non scuocia e, se necessario, salatelo a vostro piacimento. Se i chicchi risultano ancora duri, aggiungete mezzo mestolo di brodo alla volta e lasciate finire di cuocere. Ricordatevi di girarlo sempre!

Una volta cotto, toglietelo dal fuoco, mantecatelo con il burro e servitelo subito cospargendolo con del parmigiano, se piace ( io non l'ho messo perché volevo sentire il profumo delle castagne)

mercoledì 27 ottobre 2010

Brownies ai marron glacé




Ieri sera sono stata ospite ad una cena e come pensiero alla padrona di casa, ho portato questi buonissimi dolcetti, dalle facce e dalle briciole rimaste, ho capito che hanno gradito molto! :))
Ho utilizzato i miei marron glacé
e tanto tanto cioccolato fondente! ma erano veramente deliziosi, oltre che una bomba calorica, e i dolcetti erano piccoli, piccoli... ;)

ricetta tratta da: http://www.dolcitalia.net/



Ingredienti:

3 uova

400 gr di cioccolato fondente

70 gr di farina bianca

1 cucchiaino di lievito per dolci

120 gr di marron glacé spezzettati

150 gr di burro

100 gr di zucchero


Sciogliere 250 gr di cioccolato, poi unire il burro a pezzetti fino a fare una crema.


Aggiungere le uova e sbattere con la frusta.

Poi unire la farina, il lievito, i marron glacé spezzettati e il resto del cioccolato a scaglie.



Foderare uno stampo rettangolare con carta da forno, versarvi la preparazione e cuocere in forno a 180-190° per 45 minuti.





Ho ricoperto tutto il dolce con il liquido di preparazione dei miei marron glcacè, lavorato con dello zucchero a velo


Tagliarlo a quadrati e servirli  freddi.



Con questa ricetta partecepipo al contest di gattoghiotto

lunedì 25 ottobre 2010

Marron glacé


I marron glacé, insieme ai Ricciarelli e ai Cannoli Siciliani sono i miei dolci preferiti.
I marroni che ho rccolto personalmente, sono finiti in questa ricetta.
Ci vuole molta pazienza nel vederla realizzata, ogni giorno bisogna lavorarci e il risultato è buonissimo! anche se di marroni totalmente integri ne rimangono pochissimi perchè diventano molto fragili.

Finalmente dopo una lunga settimana di attesa i marron glacé sono pronti!!



ricetta tratta da: http://profumodilievito.blogspot.com/2008/11/marron-glac.html

riporto fedelmente la ricetta


Ingredienti:


800gr marroni (o castagne grandi)

1,4kg zucchero

100gr glucosio o miele delicato

1 stecca di vaniglia

zucchero a velo




Incidiamo le castagne perimetralmente per tutta la circonferenza, fino ad intaccare la pellicina sottostante, evitando di penetrare troppo nella polpa. Mettiamole a bagno in acqua fredda per un’ora e mezza.


Riempiamo una pentola di acqua e portiamo ad ebollizione. Tuffiamo una ventina le castagne e dopo 2’ dalla ripresa del bollore, tiriamo fuori quelle il cui guscio avrà cominciato a staccarsi dalla polpa.

Eliminiamo il guscio (che verrà via con grande facilità) e continuiamo così fino ad esaurimento. Ripetiamo l’operazione con le castagne rimanenti.


Portiamo a bollore una pentola da fritti colma di acqua e lessiamo le castagne (sistemate per benino nel cestello) per ca. 10’ o fino a che non riusciremo a trafiggerle con uno spillo, senza incontrare resistenza. Cerchiamo di non superare questo stadio, altrimenti diventeranno molto fragili.


Immergiamole rapidamente in acqua intiepidita per arrestare la cottura.

Portiamo a bollore un litro d’acqua con la stecca di vaniglia tagliata per il lungo, uniamo 900gr di zucchero ed il glucosio e alla ripresa del bollore immergiamo il cestello con le castagne. Quando il liquido avrà ripreso l’ebollizione, calcoliamo 4’, facendo attenzione che lo sciroppo frema appena, altrimenti le castagne si spaccheranno.

Spegniamo e lasciamo in infusione per ca. 24 ore.



Il giorno successivo, scoliamo le castagne dallo sciroppo e riportiamo quest’ultimo a piena ebollizione, immergiamo di nuovo le castagne e lasciamo sobbollire per 2’. Spegniamo e ripetiamo questa operazione per 2 giorni.




Il quarto giorno lo sciroppo sarà diminuito di volume e probabilmente non coprirà le castagne, per cui aggiungiamo 500gr di zucchero e 250gr di acqua. Ripetiamo la canditura delle castagne per altri due giorni.

Il settimo giorno compariranno delle lastrine di zucchero cristallizzato.

Senza scolare le castagne (che si romperebbero) riscaldiamo dolcemente il tutto, fino a che le lastrine saranno sciolte e scoliamo i marroni, alzando il cestello.


Quando saranno intiepiditi, ma non freddi, sistemiamoli su una gratella, messa su una teglia foderata di carta da forno e lasciamo raffreddare completamente.



Mescoliamo due cucchiaiate abbondanti di zucchero a velo con un cucchiaio dello sciroppo delle castagne, regoliamo la consistenza fino ad ottenere una glassa scorrevole. Con questa pennelliamo le castagne e lasciamo asciugare.




Passiamo in forno a 220° per 2’. Lasciamo raffreddare completamente.


Ricordiamo che per tutto il processo di canditura, le castagne saranno molto fragili, per cui faremo attenzione a muovere il recipiente delicatamente ed avremo cura di non toccarle. Ugualmente faremo attenzione che il liquido non prenda un’ebollizione turbolenta, ma frema appena. I più pazienti, potranno avvolgere le castagne a due a due in cerchietti di tulle e tenervele per tutto il procedimento. Con questo sistema si otterrà una maggiore quantità di castagne intatte a fine canditura.




La particolarità dei marroni è che la pellicina non penetra all’interno della polpa, per cui risultano più facili da sbucciare e più resistenti in fase di canditura.

Lo sciroppo residuo, molto saporito, potrà essere utilizzato per inzuppare torte, preparare marmellate di castagne, o riutilizzato per canditure successive.

giovedì 21 ottobre 2010

Piadina con farina di farro


Ingredienti:

gr 360 farina 0

gr 100 farina di farro

gr 250 acqua

gr 35 strutto

1 pizzico di sale

Sciogliere nell'acqua tiepida lo strutto. Setacciare e mischiare le farine, mettere il sale e l'acqua con lo strutto. Impastare bene su una tavola. Poi avvolgere l'impasto nella pellicola e far riposare in frigo per 30 minuti.

Trascorso il riposo, dall'impasto ricavare delle piccole palline e stenderle con il mattarello.


Cuocere in padella anti aderente (io ho solo quella) senza grassi.


Farcire a piacere...io ho messo la crescenza


Per dessert...ne ho farcita una con la crema di nocciole.

lunedì 18 ottobre 2010

Domenica a raccogliere marroni a Palazzuolo sul Senio (FI)

Ciao a tutte, cosa avete fatto ieri? Io sono stata tutta la giornata a Palazzuolo sul Senio sull'Apennino Tosco-Romagnolo, a raccogliere marroni sotto le piante in un bel bosco. Malgrado facesse freddo e piovvigginasse, la mattinata è stata molto bella, i colori autunnali, i bellissimi ricci, i marroni che, purtroppo erano un po fradici dalle recenti piogge, erano anche pochini... Mi è piaciuto molto non avevo mai fatto questa esperienza, e il prossimo anno so già che ci ritornerò. Abbiamo fatto un bel pranzo a base di tartufi, funghi e marroni, con un buonissimo dolce "torta di marroni". Poi sono stata alla sagra del Marrone e i prodotti del sottobosco. Un appuntamento che permette di riscoprire i prodotti genuini dell'Appennino. Fra questi spicca soprattutto il dolce marrone del Mugello Igp, una delle qualità più pregiate esistenti, da cui nascono dolci come il castagnaccio, i budini, le varie torte ed i topini e che può essere trasformato in farina utile per la creazione di prodotti da forno e per la polenta. Fanno da contorno, a questo prodotto classico dell’Autunno, le molte qualità di funghi fra cui spicca il “Porcino palazzuolese” le svariate qualità di profumati tartufi, le marmellate e tanti altri prodotti. Ho raccolto poco più di kg 1,500 di marroni e ho comperato dell'ottima farina di castagne e sto pensando a buonissime ricette da provare.






















sabato 16 ottobre 2010

Cioccolatini bianchi ripieni di crema fondente e nocciole intere






Questi sono dei buonissimi cioccolatini con il cioccolato bianco, crema di gianduia e nocciole intere.
Questa volta volevo fare le cose per bene e temperare il cioccolato, cioè portarlo a 45° fondendolo, toglierne un 1/3 e metterlo in un contenitore e il resto spatolarlo fino ad arrivare a 25° e riaggiungerlo a l'altro messo da parte per poi rivestire gli stampi dei cioccolatini, MA....
Ma, il mio termometro, bello nuovo si è bloaccato!!! così ho dovuto rinunciare e fare come ho fatto sempre, e cioè come per i cioccolatini sprint nel ripieno ho messo della crema gianduia commerciale e 1 nocciola intera tostata, ricoperto di altro cioccolato bianco e lasciato raffreddare.

giovedì 14 ottobre 2010

Crostata con farina di farro




Ciao  a tutte! una mia amica mi ha chiesto di farle un dolce con la farina di farro, perché lei è veramente una frana in cucina e ha in realtà anche poco tempo e voglia di stare in  cucina...io al contrario di lei amo sperimentare cose nuove e sono capace di restare alzata anche di notte per cucinare. Questa crostata aveva un profumo fantastico è poco dolce perché c'è poco zucchero, e lei mi ha detto che era buonissima, dato che io non l'ho assaggiata :-(( ma, la rifarò e anche io la mangerò! :-))




Ingredienti:

gr 300 farina di farro

1 uovo intero

1  albume

gr 80 zucchero semolato

gr 130 burro morbido

1 limone grattugiato

1 pizzico di sale

1 cucchiaino di lievito per dolci

marmellata in quantità e gusto a piacere



Preparazione:

Fare una fontana con la farina, fare in centro uno spazio e metterci lo zucchero, il burro morbido a piccoli pezzi, il limone grattugiato, il sale, il lievito e le uova. Amalgamate bene, formate una palla e riponete in frigo ricoperta da pellicola trasparente per almeno 30 minuti.
Accendete il forno a 180°.
Riprendete l'impasto e con 2/3 formate un disco con il mattarello e mettetelo in una teglia unta di burro e infarinata. Versarci la marmellata e con il resto della pasta decorare a piacere.




Cuocere a 180° per 30 minuti, controllate con lo stecchino



Servire fredda.
tratta da:http://www.prometeourbino.it

mercoledì 13 ottobre 2010

Pasta veloce con melanzane e ricotta


Un primo piatto veloce e gustoso, semplice e veloce da preparare, come al solito l'ho inventato al momento di cucinarlo e non metto le quantità, variatele in base ai commensali che avrete a mangiarlo.

Prendete una padella mettete dell'olio evo, dell'aglio tagliato a pezzettini, fate cuocere un pochino, poi aggiungete le melanzane lavate e tagliate a piccoli cubetti con la buccia ma senza i semini centrali. Unire i pomodori tipo ciliegina a piccoli pezzi, del curry, peperoncino, erba cipollina fresca o secca, portare a cottura. Intanto avrete fatto cuocere la pasta corta in abbondante acqua salata, scolatela a dente e tuffatela nella padella della salsa, aggiungere della ricotta di bufala e mantecare a fiamma accesa. Portare subito in tavola! A me è piaciuto questo primo, l'ho considerato un piatto unico per pranzo,seguito da un frutto, nel mio caso una pera e poi ovviamente un caffè :-)


martedì 5 ottobre 2010

I mille utilizzi dell'aceto bianco...non solo per cucinare!





Ho appena comprato una bottiglia di aceto...mi basterà per fare tutte queste cose?! ;-)

Fiori più belli e dalla lunga vita si ottengono pulendo l'esterno dei loro vasi di terracotta, spazzandoli con acqua tiepida e aceto e poi sciacquandoli. Così i pori della terracotta vengono mantenuti liberi e le radici della pianta respirano meglio. Se invece si hanno fiori recisi, l'aceto ne prolunga la durata sciogliendone due cucchiai, insieme con due cucchiai di zucchero, nell'acqua del vaso che deve contenerli.


L'aria viziata formatasi, per esempio, nelle stanze dove si è fumato, si toglie con uno o due contenitori pieni di aceto. La stessa cosa se un locale è stato appena verniciato e l'odore della vernice fresca dà fastidio.


La lana può infeltrire, perciò va lavata con acqua e aceto. Allo stesso modo le coperte di lana, immerse dopo il lavaggio in acqua e aceto, ritornano molto soffici.


Il bucato è favorito da qualche cucchiaio di aceto aggiunto al normale detersivo. Così i capi molto sporchi si sgrassano e puliscono e, inoltre, il trattamento rende i tessuti più morbidi.


I tessuti colorati non devono stingere, perciò all'acqua dell'ultimo risciacquo va aggiunto qualche cucchiaio di aceto, giusto per impedire ai tessuti con molto colore di sbiadire.


L'impermeabile macchiato di fango va invece fatto asciugare bene, quindi liberato, raschiandolo, del fango ormai secco e sfregato con acqua e aceto, ripetendo l'operazione con una soluzione via via più concentrata di aceto. A macchia scomparsa è bene "tamponare" ripetutamente con acqua pura e lasciare asciugare prima di riporre.


I tessuti macchiati si trattano con aceto bianco che tampona le macchie e le fa sparire. Se una camicetta si è macchiata di deodorante, la si lascia immersa in acqua e aceto prima del lavaggio. Quanto alle macchie di calce sugli abiti da lavoro, si eliminano sfregandole con aceto.


La cabina della doccia si pulisce passando sul vetro una spugnetta ruvida imbevuta di aceto bianco, dopodiché si sciacqua e si asciuga bene. Nel caso di tracce di muffa sulla tendina, la si lava con acqua e aceto e la si riappende senza sciacquarla.


Pavimenti di locali appena imbiancati perdono ogni traccia di gesso e di polvere lavandoli con acqua e aceto, quindi ripassandoli con acqua pura.


I mobili di legno non verniciati si lucidano passandoli con olio e aceto in parti uguali, anche qui seguendo la venatura del legno e ripassando con uno straccio morbido e asciutto. Se sul legno fosse colata della cera, la si gratta via delicatamente appoggiandovi sopra una carta assorbente e scaldandola con il ferro da stiro tiepido. Quando tutta la cera è stata asportata si ripassa con uno straccetto imbevuto di aceto e si asciuga.


Il legno laccato torna lucido passandovi sopra uno straccio imbevuto di acqua tiepida e aceto seguendo la venatura del legno, poi ripassando subito con uno straccio morbido e asciutto.


Rame e ottone si puliscono sfregandoli con sale grosso inumidito nell'aceto caldo prima di sciacquare con acqua pura e asciugare con un panno morbido.


Vetri di finestre e balconi, cristalli di lampadari, ninnoli e altro ancora si lavano con acqua e aceto tiepido, divisi in parti uguali. Se ci sono tracce di mosche o altri insetti, la patina lasciata dall'aceto risulterà sgradevole agli insetti e così vetri e cristalli, anche per questa ragione, dureranno puliti molto più a lungo.


Nel ferro da stiro a vapore il calcare è di casa. Per snidarlo bisogna riempire il ferro con acqua e aceto in parti uguali, quindi lo si scalda, si fa uscire un po' di vapore, si stacca la spina e lo si lascia in posizione verticale finché è completamente freddo. Dopodiché lo si svuota e si sciacqua l'interno con acqua pura. Se da pulire è invece la piastra, la si strofina con aceto caldo e sale fino.


La lavabiancheria tende ad annidare calcare nelle proprie tubature. Lo si scioglie versandovi 4 litri di aceto allungato con acqua e programmando un lavaggio a vuoto a 90°. Ma acqua e aceto sono indicati anche per lavare interno ed esterno della lavatrice, da ripassare poi con una spugnetta imbevuta di sola acqua.


Le macchie dei lavandini, rubinetterie e simili si tolgono passandovi sopra una spugnetta imbevuta di aceto caldo, quindi sciacquando e asciugando molto bene. Se invece il calcare ha ostruito le griglie rompi getto di rubinetti e doccia, queste vanno svitate e immerse nell'aceto fino a quando il calcare non inizia a sciogliersi.


Pentole se qualcosa vi è bruciato, l'aceto è un ottimo rimedio; se ne ricopre la parte bruciata e la si lascia agire per mezz'ora. Dovendo fare più in fretta, si fa bollire l'aceto, da solo o con poca acqua, finché la parte non è completamente staccata.



Stoviglie qualche cucchiaio di aceto aggiunto all'acqua per il lavaggio e occorrerà meno detersivo per sgrassarli. In più risulteranno perfettamente deodorati.


Il frigorifero se manda cattivo odore va pulito e svuotato, dopodiché si colloca su un suo ripiano una scodellina riempita con aceto caldo. Fatta raffreddare si può ripetere l'operazione. In ogni caso, per la normale pulizia del frigorifero il consiglio è di non usare detersivi profumati, ma una spugnetta imbevuta di acqua e aceto prima di ripassare con acqua pura e asciugare.



Il forno ha bisogno di essere sgrassato. Una spugnetta imbevuta d'aceto passata sulle sue pareti dopo l'uso, ripetendo eventualmente l'operazione soddisfa pienamente lo scopo.
 


Il cattivo odore in cucina che arriva puntuale quando si frigge o si cuoce del cavolfiore, lo si vince facendo bollire a parte un pentolino con acqua e aceto. O anche gettando ogni tanto qualche goccia di aceto sulla piastra calda. O, ancora, mettendo nell'acqua di cottura qualche cucchiaio di aceto oppure, nel caso di cavoli, un pezzo di pane intinto nell'aceto.
 
 

Per il mal di denti il segreto è far bollire uno spicchio d'aglio in un bicchiere d'aceto. Si ottiene un decotto tiepido con cui ci si sciacqua tenendolo in bocca e insistendo in particolare sul punto dolorante.



Il Curioso dell'Aceto nella salute. Le proprietà dell'aceto sono infinite e se ne può beneficiare ampiamente anche soltanto prendendone un cucchiaio a digiuno, ogni mattina. Contenendo, per esempio, alcuni derivati dei fenoli, l'aceto svolge un'azione anticancerogena preventiva e "stabilizza" le vitamine E e C. Ma poi: l'aceto spegne la sete, aggredisce la febbre, assale le infezioni, mitiga le infiammazioni. Imbevuta d'aceto e masticata lentamente, una zolletta di zucchero fa cessare il singhiozzo e calma la pertosse. Ancora, l'aceto disinfetta le piccole piaghe e le scottature superficiali. Libera il naso tappato dal raffreddore e la testa appesantita dall'aria viziata. Annulla le punture di insetti e rende inoffensive le morsicature delle meduse.
 


Per i capelli, ogni traccia di grasso scompare usando, per sciacquarli, acqua tiepida e aceto. E, come non bastasse, l'aceto rende i capelli morbidi, vaporosi, lucenti e combatte il formarsi dei pidocchi.
 


Le salse, specie se poco riuscite, si ravvivano con un cucchiaino o poco più d'aceto. E la maionese, preparata con aceto anziché con limone, si può conservare ben coperta qualche giorno in frigorifero. Gli albumi delle uova montano meglio e si mantengono a neve più a lungo con qualche goccia d'aceto. Perché i gusci non si crepino durante la cottura, le uova vanno versate in acqua acidulata, cioè con uno o due cucchiaini d'aceto. L'aceto ha meno calorie del limone, 22 ogni cento grammi contro le 29 del limone. Inoltre, l'organismo elimina subito e integralmente l'aceto, mentre non fa la stessa cosa con il limone, il cui acido citrico viene eliminato solo parzialmente. Per una dieta, anche rigorosa, niente di meglio dell'aceto che, con il suo basso contenuto calorico fornisce solo tre calorie a testa per un'insalata. Con l'apporto importante di vitamine, sali minerali, enzimi e aminoacidi, l'aceto favorisce il metabolismo producendo enzimi digestivi e agevolando così l'assorbimento, da parte dell'organismo, di sostanze nutritive.

La carne ha preso cattivo odore? Lavata in acqua e aceto o nel solo aceto, lo perde. Se invece è dura o fibrosa va immersa nell'aceto per due o tre giorni, quindi estratta e asciugata prima di cuocerla.



Le fettine o i pezzetti possono essere marinati anche solo per un'ora mentre le bistecche alla griglia ne richiedono due: vanno bagnate con acqua e aceto in parti uguali e sgocciolate bene prima di metterle sulla griglia caldissima. Se spruzzate con un poco di aceto prima di cuocerle, morbidissime diventano anche salsicce e salamelle cotte alla griglia.


Il rognone ha un gusto non gradevole che viene tolto immergendolo per un'ora in acqua e aceto (in parti uguali) prima di sgocciolarlo, sgrassarlo e prepararlo per la cottura.


Il pesce va pulito spruzzandolo con aceto, così anche le mani non risentono del suo odore. Dopo averlo eviscerato lavandolo con acqua calda e aceto lo si asciuga e, avvolto nella pellicola da cucina o nella carta d'alluminio, lo si può conservare tranquillamente in frigorifero.



Lasciando il pesce immerso in acqua e aceto per circa mezz'ora prima di cuocerlo, la carne si manterrà bianca ma soprattutto, aggiungendo un po' d'aceto al court bouillon (in italiano, zimino), il pesce resterà sodo e intero.


Legumi cotti e peperonate risultano più digeribili con un cucchiaio di aceto. Ma anche il colore delle verdure in cottura ricava vantaggio dall'aggiunta di qualche goccia d'aceto. E l'odore, per esempio quello del cavolfiore e delle radici in genere, tende a sparire. Avvolti in una tela inumidita d'aceto, gli asparagi, messi in frigorifero, si mantengono freschi per diversi giorni. Quanto alle barbabietole, lessate in acqua e aceto mantengono il loro bel colore rosso. Lo stesso se, immerse nell'aceto per un'ora, poi sgocciolate e fatte a fettine, vengono mescolate all'insalata.



Per lavare le verdure l'aceto, aggiunto all'acqua, è ideale. Le lascia perfettamente pulite, senza alcuna traccia di terra o parassiti. In confronto al bicarbonato, usato per lo stesso scopo, non provoca perdita di vitamine e sali minerali e crea un ambiente acido al punto giusto per degradare alcuni dei pesticidi più comunemente impiegati oggi in agricoltura.
Ammorbidente: mezzo bicchiere di aceto al posto dell’ammorbidente tradizionale rende il bucato morbidissimo e accentua il profumo del detersivo tradizionale;



Anti macchia: per eliminare le macchie di cibo dalle tovaglie, tamponare la macchia con aceto bianco (o mettere alcune gocce di sapone per i piatti). Se si tratta di macchie da deodorante, prima di lavare il vestito, immergetelo in una bacinella contenente acqua e aceto;


Colori: l’aceto fissa i colori e non fa stingere i tessuti. Soprattutto al primo lavaggio di capi nuovi, per rafforzare i colori dei vestiti, aggiungete mezzo bicchiere di aceto all’ultimo risciacquo della lavatrice (prima è però bene fare sempre una prova su un angolo nascosto del tessuto, per evitare di danneggiare il vestito)


Tappeti: l’aceto è utile anche per smacchiare o deodorare i tappeti sporchi di cibo o macchiati di pipì di cani e gatti: lo si pulisce nel senso del pelo con una spugnetta bagnata di aceto.


Pavimenti: per avere dei pavimenti di ceramica lucidissimi, sgrassati e che restano puliti a lungo, aggiungete un dito di aceto e 3 gocce di sapone per i piatti nel secchio del mocio (non usate invece aceto sul marmo, perchè lo rovina!);



Finestre: uno spruzzino all’aceto, preparato con una soluzione contenente una parte di aceto con quattro parti di acqua, pulisce egregiamente le finestre. Se i vetri devono essere sgrassati, si può aggiungere alla miscela mezzo cucchiaino di sapone per i piatti;


Scarichi intasati: gli scarichi possono essere puliti usando una miscela di aceto e bicarbonato di sodio, nella quantità di mezza tazza di bicarbonato, seguìto da mezza tazza di aceto. Si versano uno dopo l’altro, si copre lo scarico e poi si sciacqua con abbondante acqua calda corrente;


Anticalcare: i rubinetti macchiati di calcare si possono lucidare con una spugnetta imbevuta di aceto caldo. Se il calcare ha invece otturato i fori dei rubinetti o il microfono della doccia, li si può svitare e lasciare a bagno qualche ora in un recipiente pieno di aceto. Sempre con acqua e aceto si elimina il calcare dal box doccia;

domenica 3 ottobre 2010

Tiramisù tradizionale e origini del dolce


Buona domenica a tutte/i!

Ieri ho fatto questo buonissimo dolce, per gli ospiti, che l'hanno molto gradito e spazzolato!






Ingredienti:
 
500 g mascarpone

250 g savoiardi


5 uova (dividete tuorli e albumi)

150 g zucchero

caffè q.b.

cacao amaro q.b.



Preparazione:

Sbattete i tuorli con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro. Montate a neve ben ferma 3 albumi con una presa di zucchero e uniteli delicatamente al mascarpone, precedentemente lavorato con una forchetta. Amalgamate questo composto con quello di tuorli e zucchero, ottenendo così una crema densa e corposa. Prendere una pirofila dai bordi alti, inzuppare i savoiardi nel caffè tiepido e fare uno strato di base, ricoprire di crema e ripetere un'altro strato di savoiardi, e terminare con la crema. Ricoprire con una pellicola trasparente, fate attenzione che non tocchi la crema altrimenti togliendola verrà via!
Tenere in frigo per 2-3 ore, e prima di servire cospargere di cacao amaro.

 





 Origini del Tiramisù:

La storia di questo dolce è affascinante e piena di misteri. Il tiramisù che nacque proprio in Italia, forse in Toscana, o nel Veneto. Moltissime sono le leggende legate a questo dolce tanto buono quanto misterioso a cui vennero attribuite grandi virtù afrodisiache. La versione più accreditata della storia del tiramisu' colloca la sua nascita verso la fine del XVII secolo.



Il dolce nacque a Siena quando il Granduca di Toscana, Cosimo III de' Medici decise di trasferisi per qualche giorno nella città. I pasticcieri senesi decisero di realizzare, proprio in onore del granduca un dolce che rappresentasse quelle che erano le caratteristiche del nobile.


Doveva essere un dolce "importante" che contenesse al suo interno ingredienti semplici ma gustosi; era importante che fosse sfarzoso e goloso poiché il nobile amava molto le dolcezze. Venne così realizzato l'attuale tiramisù che allora,in onore proprio del granduca fu chiamato "zuppa del duca".


Il nobile apprezzò notevolmente l'abilità dei pasticcieri senesi e il sapore delizioso del dolce e decise di portare così la ricetta a Firenze. Fu così che la "zuppa del duca" divenne famosa, fino a oltrepassare i confini del granducato per approdare a Treviso e quindi a Venezia. La leggenda, racconta che divenne il dolce prediletto dai cortigiani, poiché attribuivano proprietà eccitanti e afrodisiache. Si diffuse l'abitudine di consumarne abbondanti porzioni prima di ogni incontro amoroso. Ed ecco che la "zuppa del duca" cambiò nome e prese quello decisamente allusivo di "tiramisu".
tratto da: http://www.tanteparole.it/

venerdì 1 ottobre 2010

Muffins bicolori


In questo ultimo periodo sto provando varie ricette di muffins, non li conoscevo " di persona" fino a qualche mese fa, ma ora mi hanno proprio conquistata per la delicatezza della forma, per la minitortina tutta da mangiare con piacere...



 
Ingredienti:

250 gr di yogurt alla vaniglia



3 uova

1 vasetto (quello dello yogurt da 125 gr) abbondante di olio di semi

1 bustina di zucchero vanigliato

300 gr di zucchero

2 cucchiai di latte

350 gr di farina 00

1 bustina di lievito

50 gr di cacao zuccherato (io ho usato quello amaro)
 
 
Preparazione:
 
Lavorare con la frusta a mano o con quelle elettriche la uova con lo zucchero, unire lo yogurt, l’olio, lo zucchero vanigliato ed il latte. Incorporare la farina setacciata con il lievito. Dividere a metà l’impasto ed aggiungere alla prima metà il cacao zuccherato setacciato
 
 
 
 Far cadere negli stampini dei muffin un cucchiaino di impasto bianco ed un cucchiaino di impasto al cacao.
 
 
 
 
Infornare a 170° per circa 15 minuti ( io sono arrivata a 25 minuti)
 
 

La quantità dell'impasto è tanta, e dopo 6 muffins con gli "avanzi! ho fatto questa torta bicolore...
L'ho regalata e l'hanno divorata in un giorno! :-))





Il cioccolato che vedete in entrambe le preparazioni è semplicemente del cioccolato fondente fuso a bagno maria e versato caldo sui dolci.

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